Il mio disordine. È in questo: che ogni cosa per me è una ferita attraverso cui la mia personalità vorrebbe sgorgare per donarsi. Ma donarsi è un atto di vita che implica una realtà effettiva al di là di noi e invece ogni cosa che mi chiama ha realtà soltanto attraverso i miei occhi e, cercando di uscire da me, di risolvere in quella i miei limiti, me la trovo davanti diversa e ostile.
Antonia Pozzi, Diari, 4 febbraio 1935

L’essere umano dovrebbe capire che rigenerare le proprie abitudini, rinnovare il proprio tempo, non significa escludere da questo altra gente. Puoi rinnovarti, restando sempre (con) lo stesso.

you can’t get out. 

Tutte le esperienze sono di fatto esperienze fortemente partecipative, ma bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola dell’acriticismo rispetto a tutto quello che, con un fare retorico, magari anche involontario, non pone la comunità pubblica nel ruolo di co-autore, ma solo in quello di spettatore attivo. Le due cose sono radicalmente diverse. Non che una meriti un giudizio positivo e l’altra negativo; presuppongono tuttavia due concetti simili ma pur sempre diversi.
Nel primo caso, spesso l’operazione si limita alla coscienza di sé, ma non include la possiblità dell’autonomia nel processo di mutazione; nel secondo, il pubblico/autore da strumento dell’arte ne diviene artefice fattivo, operatore in prima persona, affermando così che l’estetica è ora, prima di tutto, azione. Credo che questo sia, proprio oggi, un concetto centrale, data la situazione politica mondiale che ci circonda. In uno stato di apparente democrazia diffusa, tutti abbiamo la sensazione chiara di avere diritti di partecipazione paritaria, e tendiamo a distinguere con chiarezza e orgoglio le nostre democrazie da quelle situazioni di governo totalitarie, incaricandoci di fare battaglie civili di liberazione, che in realtà altro non sono che atti imposti da una democrazia malata, che ci rende solo spettatori e non più, in nessun modo, attori.
― Viviana Gravano, Paesaggi Attivi. Saggio contro la contemplazione.